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Blood Butterfly

BLOOD BUTTERFLY



Sinossi

"L’antico ordine delle Crisalidi da sempre lotta contro l’oscurità, seguendo le visioni descritte dalle variopinte ali delle farfalle, ma qualcosa nel filo che collega le consorelle si spezza e la linea di successione viene compromessa.

In un viaggio onirico tra passato, presente e un futuro in continua evoluzione 
Tara, una scrittrice italo-americana di thriller, inconsapevole del suo legame con l’ordine, combatte contro incubi di sangue agghiaccianti, cercando di rispondere alle mute richieste del suo spirito guida, la farfalla scarlatta, ma gli enigmi da risolvere sono tanti, forse troppi e il tempo diventa il suo nemico più spietato.


Un cammino in continuo divenire fra Roma e New York, passando per Venezia, in un fanta-thriller psicologico che svela tutto e niente, dove le farfalle sanguinano e gli spiriti si muovono fra di noi, a metà strada fra questo mondo e la sua fine."


***
Blood Butterfly è un romanzo in tre parti di genere fanta-thriller psicologico nel quale la musica ha un ruolo davvero molto importante visto che non solo diversi brani mi hanno ispirato durante la sua stesura, ma hanno finito con l'entrare a far parte del mondo di Tara, la protagonista. 

L'esperienza di lettura di questo romanzo è per così dire tridimensionale e la storia "salta" fuori dalla pagina in diversi modi; ho, infatti, creato una playlist su Spotify che potrete ascoltare gratuitamente scaricando il programma e che contiene una vera e propria colonna sonora del romanzo. 
Eccola:  




Potete, inoltre, seguire la bacheca di Pinterest dedicata a Blood Butterfly qui: 
Segui la bacheca Blood Butterfly di Cettina su Pinterest.
        


                                    ***

Blood Butterfly è disponibile nei maggiori store, tra i quali:

Kindle-Amazon 

Kobo

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 Bookrepublic

iTunes


-La versione cartacea del libro sarà disponibile da Settembre 2015


                           

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ESTRATTO DAL PRIMO CAPITOLO


Tara chiude gli occhi e cerca di respirare a un ritmo più regolare, si terge le tempie con le dita sottili, accorgendosi che sono ricoperte di sudore gelato; rabbrividisce appena e sistema con mani tremanti la vestaglia di pile rosso che le è scivolata al di sotto della spalla destra.
Spegne il PC con un moto di stizza, rammentando poi di non aver salvato le modifiche apportate al racconto.
Poco male- pensa con un’alzata di spalle. Non ha scritto granché e poi, al momento, la preoccupa di più l’incubo dal quale si è appena ridestata. Va alla finestra e osserva lungamente ciò che la città di New York ha da offrirle.
La pioggia continua a frustare impietosamente la strada, ma adesso il rumore del traffico ne attutisce il suono, riesce a vedere la caduta trasversale delle gocce, riflessa nelle vetrate della giungla di grattacieli che si estende fin nel cuore di Manhattan.
Si scosta dalla fronte un ricciolo, sfuggito dal disordinato chignon basso in cui sono raccolti i suoi capelli ramati, poi alza la testa e rivolge gli occhi al cielo nero che sovrasta la città.
Il pallido cerchio della luna è a malapena visibile, serrato nell'abbraccio delle lunghe nuvole sfilacciate che solcano l’oscurità della notte, rischiarata di tanto in tanto dal bagliore fugace di qualche lampo. Contrae le belle labbra piene in una smorfia: quelle immagini non la lasciano, non la lasciano da giorni.
A nulla valgono i tentativi di distrarsi o il Valium che dovrebbe consegnarla a un oblio senza sogni. Non c’è niente che possa fare.
È una scrittrice di thriller e sa bene che, quando si sceglie un genere come quello, c’è un prezzo da pagare per stare nella lista dei Best-seller. Ha passato tutta la vita in compagnia di assassini spietati e vittime, immolate alla cupidigia dei suoi lettori, e talvolta orrendi incubi hanno spezzato la tranquillità delle sue notti, qualche volta le hanno dato una mano per completare un capitolo particolarmente ostico o sono piovuti nel suo cervello come una manna dal cielo, suggerendole intere trame.
Non ha mai temuto quegli incubi, ma questi sono un’altra cosa.
Si allontana dalla finestra e, titubante, attraversa lo studio buio per raggiungere il corridoio, tasta il muro fino a quando le sue dita non trovano l’interruttore e poi rimane immobile, accanto alla porta, finché tutto non è illuminato dai candidi fasci di luce emanati dalle applique coniche che corrono sulle pareti.
 Camminando lentamente, e sempre guardandosi intorno come una bambina spaventata, entra nella propria camera, si getta sul letto e immediatamente accende la lampada, posta sul comodino alla sua sinistra; poi si volta su un fianco, verso la porta e osserva il corridoio deserto, dove le luci sono ancora accese e scivola sotto le coperte, tirandosele fin sotto il mento. Sa già che non andrà a spegnere la luce fino a che l’alba non sarà giunta e sa anche che non chiuderà più occhio per il resto della notte, ma non le importa, perché ormai il terrore ha soppiantato del tutto la spossatezza, allertando i suoi sensi.
Non è un problema in fondo, al momento vorrebbe fare qualsiasi cosa tranne dormire.
Non ha mai avuto tanta paura di dormire, ne ha scritto, certo, e ne ha letto, ma non ha mai pensato neppure per un istante di trovarsi un giorno a fronteggiare questa paura, non ha mai nemmeno sospettato che esistesse fuori dai libri e dagli schermi cinematografici.
Strizza gli occhi e tenta per l’ennesima volta di ricacciare quelle orrende immagini in fondo al buio dal quale sono emerse, ma è tutto inutile.
La sua mente non può fare a meno di ritornare nel cuore di quell'incubo che curiosamente sembra avere più i connotati di un ricordo che quelli di un sogno.
E poi c’è quella sensazione che non la lascia un istante, quasi una voce soprannaturale che parla al suo orecchio in un flebile brusio inconsistente, che non è mai certa di afferrare davvero, eppure, sa comunque cosa le sussurra quella voce: non sono solo incubi.
Come potrebbero esserlo?
Ma la sua parte raziocinante si ribella all'eventualità che ogni notte prende sempre più corpo nella sua testa: se non sono incubi, che cosa sono?
Come potrebbero essere qualcos'altro?
Si tira su a sedere, puntellandosi con i gomiti, e si appoggia alla testiera imbottita del suo letto; sono giorni che è in preda al terrore e allo sconforto.
È una scrittrice è vero, ma la sua mente non può aver creato dal nulla quelle cose, non può credere di avere una simile oscurità dentro, eppure l’alternativa è anche peggiore.
Non c’è soluzione.
Non c’è soluzione, perché non c’è problema, stai solo facendo degli stupidi sogni.
È di questo che cerca di convincersi, vorrebbe davvero crederci, ma c’è sempre quella voce che bisbiglia di continuo in un punto imprecisato del suo cervello.
Forse c’è qualcosa che mi sfugge, qualcosa che non capisco.


***












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