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domenica 28 agosto 2016

Vaneggiamenti di una Scribacchina 28: "To plot or to pants"?


 “Outside of a dog, a book is man's best friend. Inside of a dog it's too dark to read.” 
-  Groucho Marx


                 
To plot or to pants?

Salve a tutti e ben tornati!

L’appuntamento vaneggiante di oggi — come da titolo — è dedicato ai macro-metodi di scrittura più comuni: organizzazione e improvvisazione.

Vediamo di che si tratta…

Intanto va detto che nonostante la chiara opposizione fra i due approcci creativi, c’è anche chi sta esattamente nel mezzo quando scrive un libro e cioè organizza certi aspetti e ne improvvisa altri.

Ma prima di dedicarci a coloro che stanno sul limitare fra questi due “mondi creativi”, cerchiamo di farci un’idea più precisa.

Se siete aspiranti scribacchini come me, sicuramente avrete sentito le espressioni “scrittore plotter” e “scrittore pantser”.

Il primo termine è piuttosto semplice da spiegare.
Un “plotter” è uno che pianifica, che abbozza, che trama (dall’inglese “to plot”: sviluppare una trama, un piano).

Uno scrittore plotter quindi è un creativo che non si getta direttamente nella stesura della sua storia, ma ne crea un preciso outline, un piano nel quale tutta la trama è delineata nel dettaglio. 

Prima di mettersi a sedere davanti alla sua tastiera per dare forma al suo romanzo, il plotter sa già tutto della sua storia, ne conosce:

- trama specifica
-inizio 
-svolgimento passo passo degli eventi
-finale
-numero di capitoli necessari a sviluppare tutta la trama
-contenuto  più o meno dettagliato di ogni scena
-contenuto più o meno specifico di ogni dialogo

Nella narrazione del suo romanzo, il plotter dunque non lascia nulla al caso.

Se questa è la definizione del plotter, qual è quella del pantser?

Il termine “pantser” deriva da “pants” che in inglese significa “pantaloni” (no, aspettate: non andate via, vi prometto che ha senso quello che sto scrivendo, non sono impazzita…). 

Nello specifico l’espressione deriva dal modo di dire diffuso nei paesi anglosassoni “to fly by the seat of one’s pants”

Questo detto è stato coniato negli anni Anni Trenta nel mondo dell’aviazione, inizialmente per descrivere il modo di volare del pilota Douglas Corrigan. 
L’espressione indica un modo di volare non facilitato dalla tecnologia e basato unicamente sull'istinto e le conoscenze del pilota.

Se cerchiamo di tradurre l’espressione letteralmente facciamo un pastrocchio, ma l’idea riusciamo comunque a coglierla, no?

Nel mondo della scrittura quindi un pantser è uno che si lascia condurre dalla sua immaginazione, dandole campo libero. Usa l’istinto, l’iniziativa e le proprie percezioni per scrivere la sua storia, muovendosi passo passo con essa senza un piano.

Un pantser può avere una trama precisa in mente o solo l’abbozzo di un’idea e la prima cosa che fa quando si dedica ad un romanzo è scriverlo direttamente ^_^
A volte possiede molti dettagli e per sommi capi sa già dove andrà la storia, altre non ha la più pallida idea di dove la sua immaginazione potrà portarlo.

Ovviamente non è tutto bianco o nero ed esistono diverse gradazioni di grigio fra questi due estremi creativi; la maggior parte degli scrittori, infatti, non è mai solo e completamente pantser o del tutto plotter, ma tende ad essere entrambi. 

Definiamo uno scrittore a cavallo fra i due mondi “p(l)antser” (dalla parola inglese: “plan” che significa “piano”).

In questa “categoria” molto molto molto ampia rientrano sia quegli scrittori che pianificano molto ma lasciano qualcosa al caso, sia chi all'inverso lascia quasi tutto in mano all'intuizione, tranne qualche aspetto.

Quindi ci sono scribacchini plotter un po’ pantser (come me, se vi può interessare :P) e scrittori pantser un po’ plotter.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi dei due metodi?

Vediamo i pro e i contro principali…

Per i plotter…

Pro:
- meno rischio di blocco dello scrittore, visto che si sa già dove la storia sta andando
- necessità più bassa di dover ri-verificare la “coerenza” della narrazione alla fine della prima bozza del romanzo
-possibilità di fare tutte le ricerche necessarie prima di mettersi a scrivere

Contro:
-possibilità di una narrazione meno spontanea
-possibilità di una certa ripetitività negli schemi adottati
-necessità di dover intervenire su tutto l’outline con delle modifiche, se si decide in corsa di cambiare qualcosa della storia.


Per i pantser…

Pro:
- totale flessibilità (possono cambiare quello che vogliono)
- maggiore libertà durante la stesura dei capitoli (tutto può succedere quando non c’è un piano)

Contro:
-maggiore probabilità di rimanere bloccati, proprio perché non si sa dove la storia stia andando.
- maggiore possibilità di perdita di coerenza e coesione nella trama


Visti i vari pro e contro di ciascun metodo, non è difficile vedere come chi è un po’ dell’uno e un po’ dell’altro, possa meglio evitare i contro e approfittarsi dei molti vantaggi di entrambi gli approcci.

Alla fine dei conti, i “più furbi” sembrano essere gli ibridi, quindi…


Che ne dite di un piccolo esercizio creativo?

Se siete “pianificatori seriali” —come la scrivente — cercate di uscire dai vostri schemi creativi, fatevi guidare dalla vostra Musa e provate a scrivere una scena senza tramare prima e vedete dove vi porta.

Se invece siete inguaribili improvvisatori, imbavagliate momentaneamente la Musa e scrivete un capitolo del vostro nuovo romanzo seguendo un preciso outline predeterminato e vedete come vi sentite dopo.


É adessooooooooooooo…

una carrellata di plotter e panster famosi ^_^


Che mi dite di Stephen King?


Per voi è un plotter o un pantser?


E di J.K. Rowling cosa pensate?


Vediamo un po’…


Alcuni dei Plotter con la "P" maiuscola…

R.L. Stein dice:

“If you do enough planning before you start to write, there's no way you can have writer's block. I do a complete chapter by chapter outline.”

John Grisham dice:

“I don't start a novel until I have lived with the story for a while to the point of actually writing an outline and after a number of books I've learned that the more time I spend on the outline the easier the book is to write. And if I cheat on the outline I get in trouble with the book.”

E J.K. Rowling?

Sì, anche lei è una “tramatrice”, ma le piace lasciare qualcosa al caso e infatti dice:

"I always have a basic plot outline, but I like to leave some things to be decided while I write." 


Ed ecco i Pantser più famosi…

Margaret Atwood sostiene che:

"When I'm writing a novel, what comes first is an image, scene, or voice. Something fairly small. Sometimes that seed is contained in a poem I've already written. The structure or design gets worked out in the course of the writing. I couldn't write the other way round, with structure first. It would be too much like paint-by-numbers."


Anne Rice <3

Eccovi un video con la sua opinione in proposito:

https://www.youtube.com/watch?list=PL133614310A1ADFAE&v=4aiCYcfjarc



Stephen King :)

Chi mai penserebbe di trovarsi davanti ad un pantser, considerata la straordinaria complessità di molte delle sue trame, eppure eccovi la sua opinione in merito:

"Outlines are the last resource of bad fiction writers who wish to God they were writing masters' theses."

Nonostante la sua opinione piuttosto negativa dei “plotter”, molti spesso ne ammira il lavoro, conosciamo tutti la sua positivissima opinione, per esempio, sui romanzi della saga di Harry Potter.



Partendo dal presupposto che si possa veramente scegliere — io ho i miei dubbi  in merito ;) — che tipo di scribacchino volete essere?


Cos’è meglio per voi: to plot or to pants?





Alcuni link...

https://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Lawrence_Stine

https://it.wikipedia.org/wiki/Stephen_King

https://it.wikipedia.org/wiki/Margaret_Atwood

https://it.wikipedia.org/wiki/J._K._Rowling

https://it.wikipedia.org/wiki/John_Grisham

Ci rivediamo il prima possibile con il prossimo appuntamento vaneggiante...

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